Articoli dalla letteratura internazionale
Diagnosi del maltrattamento infantile. Come riconoscerlo ?

Qui di seguito vorrei presentare una lista di ferite che si possono considerare specifiche del maltrattamento infantile dal punto di vista medico.

La descrizione si prefigge lo scopo di aumentare l’attenzione nei casi nei quali si pensa abitualmente agli esiti di un “normale” incidente del bambino, affinché si possa così intervenire seguendo “anche” la possibile diagnosi di maltrattamento con visite mediche specializzate.

Queste lesioni, suggestive per la diagnosi di maltrattamento, sono il risultato di ricerche mediche eseguite principalmente su neonati e bambini. (Amelang & Krüger, 1995):

Danni alla pelle

Cicatrici, ferite, bruciature o morsicature, lividi, ematomi, segni di strangolamento,
testimoniano violenza, specialmente se riportano i contorni dell’oggetto usato per picchiare il bambino.
Alcune ustioni (ad esempio alle estremità oppure ai glutei) e le ustioni di sigarette sul suo corpo sono segni di sicuro maltrattamento.
Le superfici del corpo maggiormente colpite sono il petto, la schiena, le braccia e le gambe, il sedere ed il collo.
Ferite allo scheletro

Fratture agli arti e alle costole in differente fase di consolidamento sono chiari segni di maltrattamento fisico.
Sintomatiche sono anche quelle fratture, o fissure in determinate parti delle ossa lunghe, che non si riscontrano abitualmente in incidenti o in malattie delle ossa.
Le emorragie sottoperiostali delle estremità (es. il femore) non sono radiologicamente visibili che dopo una diecina di giorni quando si vedrà la calcificazione sottoperiostale.
Sono tipiche di brutali afferramenti dell’estremità o a movimenti di torsione dell’arto del lattante o del bambino piccolo.

Ferite alla testa ed alla nuca

Il 50% circa delle ferite da maltrattamento riguardano la testa e la nuca (Ambrose, 1989; cit. da Amelang & Krüger, 1995).
Colpi alla testa o il picchiare la stessa contro oggetti, quali spigoli o muri, possono provocare, nei bambini piccoli, fratture del cranio con conseguenti emorragie intracerebrali.

Ferite interne

Quali tipiche conseguenze di botte o pedate sono da considerare le lesioni all’intestino, al fegato, alla milza, le perforazioni dello stomaco, le lesioni ai polmoni e le emorragie subpleurali.
Disturbi dello sviluppo e della crescita. Vanno catalogati sotto questo titolo i segni di denutrizione e di trascuratezza dell’aspetto del bambino, come p.es.. un eczema esteso dovuto dall’urina, ferite dovute al freddo e l’aspetto
della dentatura che va sotto la denominazione di “negligenza dentale” (Berg, 1984; Ambrose, 1989; cit. da Amelang & Krüger, 1995).
Disturbi della crescita, del sonno, alimentari, motori e nel comportamento sociale sono classabili sotto la trascuratezza psichica e denominati “sindrome psicosociale da negligenza”. (Garbarino & Vondra, 1982; cit. da Amelang & Krüger, 1995).

Forme di avvelenamento

Febbre, brividi, crampi, paralisi, bradicardia, disturbi alla vista o altri sintomi somatici che alla prova dei fatti, in ambiente ospedaliero, vengono considerati ” falsi” fanno pensare alla cosiddetta “sindrome di Münchausen by proxy” (Lenard, 1988; Chan, Salledo, Atkins & Ruley, 1986; cit. da Amelang & Krüger, 1995).
Per contro si possono anche registrare dei veri e propri avvelenamenti dovuti a grave trascuratezza o intenzionali.
© 2005 -Istituto di Formazione Sardo

Conseguenze del maltrattamento inflitto ai bambini

I bambini maltrattati oltre a presentare disturbi somatici sono anche danneggiati notevolmente nel loro sviluppo cognitivo e socio-emotivo.
I danni nello sviluppo cognitivo sono riscontrabili abbastanza presto, e a lungo termine sembra che i bambini maltrattati, a differenza di quelli ben assistiti, sono anche ritardati nello sviluppo dell’intelligenza.
Solamente in pochi casi questi danni sono le conseguenze di gravi ferite al cranio con danneggiamenti irreversibili del sistema nervoso centrale.
Nella maggior parte dei casi questi ritardi sono piuttosto le conseguenze di un “ambiente maltrattante”, in cui i bambini sono sottostimolati e ai quali viene vietato, attraverso le punizioni da parte dei genitori, di esplorare il loro ambiente e di acquisire le relative competenze cognitive. Poiché questi bambini hanno grossi problemi comportamentali, risultano così meno efficienti anche a scuola e nelle prove di valutazione, di quanto ci si aspetterebbe secondo la loro età di sviluppo.

Nello sviluppo socio-emotivo dei bambini maltrattati queste conseguenze di un ambiente maltrattante sono ancora più chiare.
Questi bambini in confronto a gruppi di controllo ben assistiti sono notevolmente più aggressivi, infelici e sono così fortemente disabili nelle relazioni con altre persone attraverso la loro sfiducia e i loro problemi comportamentali aggressivi, che per loro il rifiuto assimilato in casa dei genitori si ripete anche in altre relazioni sociali. è addirittura tragico il fatto che questi bambini, così abbandonati a se stessi, cercano di riprendere o di compensare in altre relazioni umane ciò che nella loro famiglia gli è negato o gli vien fatto.
Ma essi sono così segnati dai maltrattamenti e dal loro ambiente familiare che spesso non vengono amati neanche da altre persone, ma anzi vengono respinti.
Queste dolorose ripercussioni del maltrattamento infantile non sono tanto le conseguenza dei colpi o dei danni fisici che accompagnano il maltrattamento quanto il risultato ben più grave del sentimento di essere rifiutato dai propri genitori, di non avere possibilità di successo nella lotta per ottenere attenzioni, amore, gratificazione e riconoscimento.
Oltre a tutto questo anche le condizioni familiari possono ulteriormente danneggiare i bambini, magari anche senza che essi vengano picchiati o rifiutati.
Queste sono: la povertà, la prole numerosa, le condizioni d’alloggio esigue, le malattie e i continui litigi coniugali. (Rutter, 1985; cit. da Engfer, 1986).

Le conseguenze fisiche del maltratta mento infantile subito sulla salute sono spesso evidenti anche più tardi in età adulta e sono di varia natura.
Esse spaziano dai danni fisici immediati ai disturbi psicosomatici tardivi (uno studio recente ha trovato un riscontro tra i sintomi del colon spastico dell’adulto ed i maltrattamenti subiti nell’infanzia!) e possono anche portare alla morte.

Questo dimostra che i bambini maltrattati hanno bisogno assolutamente di aiuto.
Questi aiuti dovrebbero soprattutto concentrarsi sul miglioramento della loro situazione in famiglia.
Qualora questi aiuti non ottengono il successo previsto, allora i bambini devono essere tolti dalla famiglia naturale e per un certo lasso di tempo vanno messi in una famiglia affidataria e in alcuni casi si deve anche prevedere l’eventualità di una adozione. Comunque tali provvedimenti devono essere accompagnati da una terapia di sostegno sia per il bambino che per i genitori affidatari o adottivi.

Infatti questi bambini corrono il rischio di essere così poco tollerabili nelle nuove famiglie in seguito ai loro problemi comportamentali, che queste relazioni d’affidamento e d’adozione rischiano di naufragare.
Di conseguenza si potrebbe iniziare per i bambini la fatale spirale di continui cambiamenti di famiglia o di istituzione, una situazione che porta ulteriori danni ai bambini di fatto simili a quelli che avrebbero avuto lasciati nella loro famiglia maltrattante.

Quali sono i bambini che sopravvivono nonostante le oppressioni di un ambiente maltrattante? Lynch e Roberts (1982, cit. da Engfer, 1986) concludono come Herrenkohl et al. (1983, cit. da Engfer, 1986) che i bambini intelligenti oltre la media hanno buone possibilità di superare le conseguenze del maltrattamento, perché notoriamente possono compensare più facilmente le esperienze negative della famiglia attraverso i successi scolastici e la gioia e la gratificazione in attività che richiedono capacità intellettuali.

Di molto aiuto sembra anche essere il fatto che i bambini maltrattati possano trovare altre persone di riferimento nel loro ambiente sociale, dalle quali poter essere amati e apprendere amore, attenzione e pazienza e che li aiutano quindi a distruggere la sfiducia che si era formata nell’ambiente della famiglia maltrattante (Lynch e Roberts 1982, Hunter e Kilstrom 1979; cit. da Engfer, 1986).
Favorevoli nello sviluppo dei bambini sono queste compensazioni se possono iniziare molto presto nella vita, prima che i danni siano ormai irreversibili.
Comunque anche una possibile esperienza positiva, più tardi nella vita, ad esempio sotto forma di una relazione amorosa con un/una partner può migliorare il destino dei bambini maltrattati ed evitare che questa violenza venga continuata sui propri figli (Herrenkohl et al., 1983; cit. da Engfer, 1986).
Non sono ancora noti studi sulla resilienza (la capacità e/o le condizioni che permettono di poter superare le difficoltà) applicata al campo dei maltrattamenti.

Dott.ssa Gina Mattei (Biologa logopedista)

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